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IL MIO CAMMINO SPIRITUALE

Racconta L'Arcivescovo SERAFIM Rodionoff
di Zurigo
(Eterna Memoria!)


TESTO DEL NOVEMBRE 1976

Sento il bisogno di raccontarvi in quali circostanze sono pervenuto alla fede circa cinquant'anni fa. Ecco...è già passato mezzo secolo...solo ora mi decido a scrivere questa lettera.

Avevo vent'anni allorché, giovane pittore a Parigi, mi recai a Mostar, incantevole città iugoslava, per visitare mio padre, che non avevo praticamente più rivisto dai tempi della mia infanzia. Egli era militare e la prima guerra mondiale e poi la guerra civile ci avevano separati.

Là abbiamo avuto il tempo di fare veramente conoscenza. Una delle sue prime domande fu: " Tu credi in Dio? " - " Non ne so molto, forse non ne so nulla,- gli risposi - ma se avrò l'occasione di vederlo, allora crederò."

Mio padre aveva due stanze da affittare in una piccola casa di periferia. Io mi installai in una di esse. Mio padre era scrittore. Nella sua giovinezza aveva prestato servizio nella Guardia. Raggiunto il grado di Capitano aveva preso congedo. Col presentimento che l'Impero Russo stava andando verso una terribile catastrofe, egli si era ritirato nelle sue terre e si era messo a scrivere. Il suo Saggio intitolato: “Il nostro crimine, realtà e non delirio” aveva fatto un gran scalpore nella società russa. Egli l'aveva pubblicato dopo la Rivoluzione del 1904-1905.

In quel libro aveva narrato un fatto autentico: alcuni giovani nobili in stato di ebbrezza avevano selvaggiamente assassinato un buono e onesto giovane contadino, e ciò per gelosia della sua vita laboriosa ed esemplare. Gli assassini furono assolti.

Il libro descrive la triste esistenza di un popolo che la brutalità, la dissolutezza, le liti sanguinose conducono verso una decadenza spaventosa ed irreversibile. Le risoluzioni prese dall'intellighenzia di quel tempo dimostrano chiaramente che la debolezza della classe dirigente, gli errori e l'incapacità di guidare l'insegnamento e l'educazione del popolo portarono alla rovina il secolare Impero ortodosso russo.

“Il nostro crimine” è quello delle classi dirigenti nei riguardi del popolo. La Storia ne sarà giudice. Durante la notte mio padre meditava passeggiando nella sua camera, poi si sedeva alla scrivania e scriveva lungamente. Durante la giornata si dedicava al suo ultimo romanzo storico “Gli ultimi avvenimenti”. Egli amava ardentemente e profondamente la Santa Russia. Egli credeva nel suo avvenire luminoso, nella sua trasfigurazione successiva alle sue terribili e cruciali sofferenze, nella sua resurrezione e nell'unione del suo destino a quello del mondo, nel quale essa ha un ruolo preminente da assumere. La Bibbia restava aperta sul suo tavolo di lavoro. Era un uomo profondamente pio. Egli morì poco prima della seconda guerra mondiale, ma il suo manoscritto “Gli ultimi avvenimenti”, benché terminato non vide mai la luce. Esso bruciò nel corso di un bombardamento aereo, mentre colui che lo conservava si era rifugiato in un riparo.

Ebbi con mio padre lunghe conversazioni e mi convinse a prolungare il mio soggiorno presso di lui e a non ritornare a Parigi troppo presto. La città e i dintorni di Mostar, nell'Erzegovina, sono molto belli e romantici. Il clima mediterraneo la rende molto dolce. Io dipingevo i paesaggi. La città è antica e raccoglie in sé tre forme di cultura: l’ortodossa, la cattolico-romana e la musulmana. Ognuna di esse offre, nel suo contesto, un mondo distinto e particolare, ma l'insieme si fonde in un'atmosfera stranamente ammaliante.

Disegnavo e dipingevo anche dei ritratti..leggevo molto..studiavo il Serbo-croato. Un giorno, mentre ponevo a proposito del Vangelo una domanda che rivelava la mia perfetta ignoranza del testo, mio padre mi domandò: “E quando dunque tu hai letto il Vangelo?”.

Presi a riflettere e risposi che questo senza dubbio non era mai successo, se non forse al Ginnasio, nel corso di Educazione religiosa. “ Dimmi, Volodia - mi disse - tu hai certo letto molto! Platone, Kant, Descartes, Pascal, i classici del mondo intero. Tu hai studiato le scienze esatte all'Università. Ti sei immerso nelle Arti. Ma il libro più letto e conosciuto nel mondo, tu non l'hai mai letto! E questo libro è la relazione autentica della straordinaria personalità del Dio-uomo Gesù Cristo, della Sua vita, dei Suoi miracoli!”.

Mio padre aveva ragione ed io mi misi a leggere il Vangelo. E, dopo anni di indifferenza spirituale, io ricominciai a dire il “Padre nostro” alla sera, senza tuttavia aver ben chiaro se mi rivolgevo a una Persona precisa oppure ad un essere che non esiste. I passi del Vangelo che mi commuovevano di più e che mi lasciavano un'impressione profonda, chiara e meravigliosa erano: l'Annunciazione, il Discorso sulla Montagna e la Santa Cena secondo San Giovanni. Li rileggevo sovente. L'umiltà, l'amore fino al sacrificio, la carità del Signore toccavano profondamente la mia anima ed io conservavo nel mio cuore le parole dei racconti evangelici.

Gli affari di mio padre si deteriorarono; le traduzioni delle sue opere non si potevano fare o non si riusciva a finirle. Egli dovette recarsi a Belgrado, poi a Berlino e a Parigi, mentre io restavo a trascorrere ’inverno nella piccola casa di Mostar.

In questo periodo ebbi due sogni.

Ecco il primo: mi trovo seduto in una stanza vuota e, al di là di una vasta finestra vedo una pianura immensa, assolutamente deserta che si estende all'infinito. Una profonda tristezza invade il mio animo. Anche se non vedo nulla, sento che di fuori dei soldati stanno per legare il Cristo per condurLo via. Ed io sono nell'incapacità più totale di intervenire. I soldati trascinano il Cristo legato e si allontanano con Lui nella pianura. Tutto è bianco, mentre il cielo, la pianura, i soldati, la stanza in cui sono seduto sono grigi. L'angoscia m'invade sempre di più e, pieno di disperazione, grido verso la stanza vicina dove sono riunite alcune persone: “Lo conducono via!”. Entra mia sorella maggiore (in realtà non ho sorelle). “Cosa ti succede? Chi si conduce via? Chi è quello?” – “Ma il Cristo!”. Ella guarda, non vede nulla, mi guarda con inquietudine e stupore, poi se ne va, sparisce. Il Signore, tutto bianco, si allontana verso l’orizzonte infinito, scortato dalle guardie, e, allorché oltrepassa la linea dove il cielo si confonde con la terra, mi risveglio.

Ecco il secondo sogno:

Ci sono molte persone nella stanza e tutte discutono rumorosamente. Alcuni sostengono che il Cristo era un professore di morale, altri invece che era un filosofo. Altri ancora dicono che non ha compiuto nessun miracolo e che comunque il Suo valore e la Sua personalità sono stati fortemente esagerati da secoli di venerazione. Per finire quasi tutti si mettono d’accordo sul fatto che Egli non sia mai verosimilmente esistito e che, per questa ragione, il Suo insegnamento non ha alcun senso né alcun fondamento. Certuni stanno in silenzio. Io sono molto triste e tormentato dallo stato d’animo di queste persone. Mia sorella maggiore ( che, ripeto, non è mai esistita) mi osserva, agitata e inquieta. Io non mi trattengo più e grido: “Egli è il Salvatore del mondo!”.

In silenzio tutti si rivolgono verso di me e si accorgono della mia presenza. Al di sopra di noi, al di sopra del soffitto stesso Egli è presente. Mi risveglio. Questi sogni mi obbligarono a chiedermi se ero diventato credente. Mi sentivo pervaso da un felice stupore. Attraverso gli Evangeli incominciai ad amare l’immagine del Signore, mi sforzavo di comprenderlo e talvolta pregavo.

Un mattino – era il 21 febbraio del 1926 , il Croato, proprietario della piccola casa di cui mio padre ( assente da più di tre mesi ) aveva in affitto due locali, mi portò la mia colazione. Non toccai nulla ma mi misi a pregare. Poi aprii l'Evangelo e cominciai a leggere lentamente, meditando. E allora, mi capitò qualcosa di straordinario, ma non ne fui affatto sorpreso tanto mi sentii bene!

L'Arcangelo Gabriele stava tra me e la porta. Era meraviglioso, quasi diafano. Le sue vesti avevano dei riflessi rossi e verdi. Lui stesso e il Suo nimbo risplendevano di numerosi colori. Egli era tutto luminoso. Tutto in Lui era di una tale dolcezza, di una tale armonia, di una tale pace che né la Sua presenza né la dolce luce che emanava da Lui mi turbavano, ma, al contrario, una soave calma mi pervadeva.

Ed ecco lo Spirito Santo discese. Entrò in me e il mondo intero si trasfigurò in una luce placida che penetrò tutto indicibilmente. L'immagine dell'Arcangelo si dissolse. La bellezza, la pace, l'amore riempivano sovranamente il mondo visibile ed invisibile, che era divenuto trasparente in un raggio celeste, santo, inesprimibile.

Per tre giorni non mangiai, né dormii, tanto la mia felicità era assoluta. Nessuna parola saprebbe esprimere la beatitudine di quei tre giorni e tre notti. Solo chi ha vissuto qualcosa di simile può comprendere. Il Consolatore dava una risposta alle mie domande. Egli mi iniziava al contenuto mistico del Vangelo. E la gioia celeste che io provavo mi riempiva del desiderio di consacrare la mia vita intera al Cristo. Senza alcuna riserva. Io ricevevo il dono divino per la vita intera.

Lo Spirito Santo mi riempiva, nella pienezza della mia esistenza, del mio pensiero, della mia azione. Egli parlava alla mia anima talvolta senza parole molto più chiaramente che con parole, ma talvolta anche con parole, con parole chiare, serene come una musica celeste.

Dovetti poi rientrare a Parigi e mi consacrai al ravvicinamento di tutti i Cristiani e di tutti i popoli. Tutta la natura vive in Lui, nella Sua gloria, la Trasfigurazione la rende splendida. Ebbi l'occasione di assistere alle feste celebrate in onore di Santa Giovanna d'Arco e compresi meglio la via spirituale della Francia nel mondo.

Il Consolatore mi rivelò che sarei diventato monaco e mi mostrò la bellezza spirituale della vita monastica nell'umiltà e nell'obbedienza. Fino ad allora non avevo mai pensato al celibato, non lo pensavo una buona cosa, lo consideravo come una stranezza, poiché, quando vivevo a Parigi, io sognavo di aver moglie e figli. Io sognavo una vita famigliare tranquilla, senza grandi affanni, che mi consentisse di consacrarmi alla mia arte e di approfondire la mia creatività nella pittura.

Attraverso la natura circostante illuminata dallo Spirito Santo, in una sensazione di infinito io ero in comunione in Lui col mondo celeste. La luce dardeggiava, come quella del sole, ma essa era trasparente, e, in questa trasparenza simile allo splendore del diamante, tutti i colori dell'arcobaleno erano uniti. ( I raggi del sole nel raggiungere la terra incontrano l'aria e l'acqua e si rifrangono brillando nei colori dell'arcobaleno con una purezza celeste ). Nel corso di questi tre giorni e tre notti io non provai alcun turbamento né alcuna velleità estatica.

Il ricordo dell'apparizione dello Spirito Santo ha sovente incoraggiato e fortificato il mio animo nei numerosi periodi amari e penosi della mia vita ulteriore allorchè ero pervaso dal dubbio e dall'incomprensione.

Nel Capitolo 21 dell'Apocalisse, il mio maestro beneamato San Giovanni l'Evangelista scrive:" L'Angelo ..mi ha mostrato.. la Gerusalemme celeste che discende dal cielo da Dio. Essa ha la gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una pietra preziosa, a quella di un diaspro cristallino ( 10-11 ). La sua cintura è di diaspro, mentre la città è di oro puro, simile a un cristallo puro. Le fondamenta del recinto della città sono ornate di ogni sorta di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardonico, il sesto di cor- nalina, il settimo di crisolito, l'ottavo di berillo, il nono è di topazio il decimo di crisoprazio, l'undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. Le dodici porte sono dodici perle, ogni porta è formata da una sola perla. La strada della città è d'oro puro, come un cristallo trasparente. Non vidi alcun tempio in essa, perché il Signore Iddio, il Creatore è il Suo tempio e il Suo Agnello. La città non ha bisogno né del sole né della luna per avere la luce, perché la gloria di Dio la illumina e l'Agnello è il suo lume. I popoli salvati cammineranno nella sua luce. ( 18-24 )".

In quel tempo io non conoscevo ancora l'Apocalisse, ma quando ebbi letto per intero il Nuovo Testamento, sette anni più tardi, al tempo della mia ammissione all'Istituto San Sergio di Parigi, questo paragone mi ha colpito. Quando lo Spirito Santo mi apparve, io ignoravo la storia del Beato Serafino. Il racconto della sua vita e l'apparizione dello Spirito Santo a Motovilov per la sua intercessione, io ne venni a conoscenza che ben più tardi, nove anni dopo. E quattro anni ancor più tardi io compresi che proprio per le preghiere di questo Santo lo Spirito Santo mi visitò e mi chiamò alla vita monastica.

Ciò accadde quando ricevetti la tonsura allorchè mi fu imposto il nome di Serafino, facendo del Santo Starez di Sarov il mio secondo Patrono, dopo San Wladimiro. E il Santo monaco Serafino mi assiste nella celebrazione del culto santo nella Chiesa di Dio per l'ispirazione dello Spirito Santo.

Prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, nella primavera del 1939, venni ordinato ieromonaco. Dopo la Vigilia della settimana dei Santi Padri del I° Concilio Ecumenico nella festa del Santo Apostolo ed Evangelista Giovanni e di Sant'Arsenio il Grande, cioè il 20 maggio, il Rettore della Chiesa della Trinità del Patriarcato di Mosca di Parigi, il Rev. Arehimandrita Atanasio ( Netchaev ) mi tonsurò e mi impose il nome di Serafino. Il grande Santo della Russia, ripieno dello Spirito Santo, divenne così il mio protettore e la mia guida.

Ero felice. L'ineffabile e dolce amore di Cristo riempiva me e tutto ciò che mi circondava ed Egli non mi abbandonò mai durante tutti i tre giorni e le quattro notti che trascorsi nella chiesa. Il giorno della Santa Trinità, nella Chiesa dell'Annunciazione di Kaunas il Metropolita Eleuterio ( Bogoyavlenski ) mi ordinò ieromonaco. La pienezza dell'amore di Cristo era così universalmente presente. che nulla di più mi fu rivelato durante la chirotonia. Io penso che questo dono mi è stato fatto in virtù delle preghiere del già defunto Starez Silvano del Monte Athos.

Nel corso di più di dieci anni io vidi il Cristo in tutti gli esseri. Durante i primi anni io lo vedevo in ciascuno. Era qualche cosa di buono, di luminoso, in coloro che Gli erano particolarmente vicini, Egli ri- luceva più o meno forte, talvolta in modo accecante. Questo riempiva il mio animo di una gioia indicibile, mi confortava nella mia vocazione pastorale. Fu allora che io compresi ciò che significa nell'Akatisto “Gesù il dolcissimo”, e, con quale saggezza Dio ha creato l'uomo a Sua immagine e a Sua rassomiglianza.

Le rivelazioni fatte al mio animo sono avvenute nel senso inverso di quello del simbolo della fede o della glorificazione: Padre, Figlio e Spirito Santo. Non fu che ben più tardi che il Padre celeste si è rivelato a me, spiritualmente in tutta la Sua forza e in tutta la Sua gloria. Tuttavia, simultaneamente e in modo tutto particolare, dopo aver ricevuto i doni sublimi di Dio, le prove esterne ed interne sono cominciate a crescere, ad amplificarsi, raggiungendo un tal grado di sofferenza spirituale che è impossibile descrivere.

Solo colui che ha lungamente in spirito soggiornato nell'inferno con i demoni, può comprendere ciò. Dopo le celesti e luminose rivelazioni dello Spirito, l'anima scopre l'abisso insondabile della sua caduta davanti a Dio, l'immensità e la moltitudine dei suoi peccati generati da un egoismo cieco, la loro forza spaventosa e la loro malvagità che vi trascinano nell'inferno in pieno. “La notte senza luna del peccato” del Grande Canone di penitenza. E, per ottenere lentamente e dolorosamente la sua purificazione, l'anima affonda nell'inferno in compagnia degli spiriti decaduti.

L'Archimandrita Sofronio ( Sakarov ) che ha passato più di vent'anni sulla Santa Montagna dell'Athos e i suoi ultimi, anni come anacoreta nel deserto della Karelia, scrive, nel suo libro sul Santo monaco Silvano, che al Monte Athos si conoscono tre forme di progressione spirituale.

La rivelazione della beatitudine, l'illuminazione per mezzo della Luce divina può prodursi sia all'inizio, sia a metà, sia alla fine del cammino. Quando si è alla fine del cammino, è, come nel fidanzamento, il premio di una vita virtuosa. La via più penosa, la più spossante è quella della rivelazione all'inizio della vita spirituale. E più la beatitudine dell'appello alla virtù è luminosa e arricchisce lo spirito più le prove che ad essa succedono sono dolorose.

Lo Starez Silvano, al quale l'amore di Cristo fu rivelato con l'apparizione del Salvatore in persona nella possanza dello Spirito Santo all'inizio della sua vita, passò tutta la sua vita nella prova e nel ricordo lacerante di questo amore come di un Paradiso perduto. Egli teneva il suo cuore nell'inferno. A metà del percorso, la rivelazione è già più facile perché gli anni della prova sono meno numerosi. Mentre colui al quale il Signore si rivela nella Sua pienezza - per quanto egli possa sopportare- poco prima della sua morte, costui va verso la gioia, verso la via dello Spirito.

Nella mia inesperienza, nella mia ingenuità di novizio io pregavo ardentemente davanti al Crocefisso perché mi concedesse una vita da anacoreta e di martirio. Ed io ho ottenuto ciò al di là di ogni aspettativa, al di là della mia più ardente attesa. A Zurigo , che è pur tuttavia una città di un milione di abitanti, contando anche la periferia, io mi sentivo così tanto solo che è impossibile dirlo. E ciò benché fossi circondato da molti buoni amici. Non osavo confidare a nessuno quello che passavo, questo inferno senza fondo. nero e pieno di orrore, questa penitenza nella disperazione, nel dubbio, nei tormenti insondabili dell’anima. I miei Maestri di Parigi non potevano venirmi in aiuto. Perché, mi spiegavano, essi non avevano vissuto un’esperienza analoga. Un filo ben teso mi legava ancora al Salvatore, senza alleggerire le mie sofferenze.

Questo è durato dei mesi, degli anni. La mia anima aveva la sensazione, inculcata dai demoni, di sentirsi perduta: “Tu sei interamente e per l’eternità in nostro potere!”. Ed è con grida mute e disperate che la mia anima grida giorno e notte verso il Cristo:” Non consegnare alle belve, o Signore, l’anima che ti confessa!”. Il Signore attende, impercettibile, invisibile. Egli conosce il tempo per la nostra salvezza, per il riscatto dei nostri peccati. “Con la pazienza salva le nostre anime. Rallegratevi di entrare per la porta stretta.” “Dal fondo dell’abisso io grido a Te, o Signore! Signore ascolta la mia voce!”.

Richiesto da alcuni amici io cominciai a redigere la biografia della mia vita spirituale e dei numerosi avvenimenti che l’hanno arricchita. Vi segnai in dettaglio le differenti tappe di questo combattimento. In questa lettera io non racconto che l’aspetto più luminoso; il più orrendo non lo riporto.

La nostra piccola chiesa di Zurigo è consacrata alla Resurrezione di Cristo. All’ingresso si può vedere un grande affresco che è opera mia. L'apparizione del Risorto a Maria di Magdala. Nel Santuario vi è l'Icona della discesa del Cristo agli Inferi, anch'essa opera mia. Ora preparo a Zurigo un'esposizione dei lavori da me eseguiti in questi ultimi trent'anni. Mi sono sforzato di annunziare con i colori dei dipinti, la gioia della Resurrezione, della Trasfigurazione, della Deificazione. E' praticamente impossibile rendere con le forme e i colori di questo mondo, l'esperienza celeste che ho vissuto. Ma lo sforzo che ho compiuto potrà forse venire in aiuto alle anime che cercano la luce divina.

Il mio protettore celeste, il mio Santo amico Starez rallegrava ciascuno e salutava tutti coloro che gli facevano visita dicendo:” Cristo è Risorto!”, oppure: “Mia gioia!” o ancora: “Il vostro amore in Dio!” come raccontava il defunto Arcivescovo Nikolas (Velimirovich) lo Starez Silvano migliorava ciascuno col suo amore in Cristo

Dio ama tutto il mondo, ogni uomo è creato a Sua immagine, ed Egli vuole che ciascuno sia salvato. La Sua presenza, invisibile, è in tutto l'universo. Lo Spirito Santo vivifica ogni anima e questa è iniziata ai Santi Misteri in unità con la Trinità. Ogni uomo porta la Croce della sua vita.

E’ attraverso la sofferenza della Croce che passa il cammino della Resurrezione.

Alla Santa Trinità, gloria e riconoscenza per tutto!

SERAFIM, Vescovo di Zurigo

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