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IL MIO CAMMINO DI FEDE
Racconta la serva di Dio Dragana
La mia vita è una storia che ha intenzione di testimoniare l’amore immenso, insuperabile ed inspiegabile di Colui che ci creò e ci donò la vita .L’amore cui grandiosità e valore spesso ci sfuggono come se lo considerassimo una cosa dovutaci da parte del Signore Dio nostro e dimenticando che siamo noi ad essere i Suoi debitori eterni e non Lui il nostro. Le magnifiche parole del grande Profeta e Salmista Davide ci possono essere d’aiuto Salmo 8 ,verso 3 “ Quando considero i Tuoi cieli, che sono opera delle tue dita, la luna e le stelle, che tu hai disposte, 4 che cosa è l’uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo, perché lo visiti? 5 Eppure tu lo hai fatto di poco inferiore a Dio, e lo hai coronato di gloria e di onore. “
Sono stata cresciuta in una famiglia dove la fede era più una questione di “folclore” e di tradizione che di cuore.
Ho pochi ricordi dall’infanzia, quello che però mi rimase molto impresso nella mente erano le benedizioni dell’Acqua Santa, che il prete veniva a compiere tutti gli anni nel periodo della Grande Quaresima di Pasqua. Erano i momenti di tanta gioia per noi bambini ( io e le mie cugine visto che sono figlia unica) perché ci piaceva tanto il profumo d’incenso, i canti in slavo antico e soprattutto il momento quando lui con un ramo di basilico secco ci spruzzava l’Acqua Santa sulla testa e ci faceva baciare la croce.
Anche se poi non c’era chi poteva spiegarci il significato profondo delle preghiere, del segno della croce che con gioia facevamo, dell' incenso e della benedizione, perché ai tempi, nella Yugoslavia comunista di Tito era semplicemente inimmaginabile che la chiesa potesse organizzare catechesi,noi piccoli come eravamo ci rendevamo comunque conto della straordinarietà di quello che avveniva nelle nostre case durante la visita del prete ,forse anche perché il Dio e quello che è di Dio penetra più facilmente nei cuori innocenti.
Un giorno,ascoltando i discorsi dei grandi venni a sapere che c’erano anche quelli che non accoglievano il prete in casa, perché non credevano in Dio. Provai una grande tristezza per loro e soprattutto per i loro figli.
Mia mamma, però, mi portava raramente in chiesa. Solo per le grandi feste Pasqua e Natale quando prendevo la comunione.Le prime preghiere le imparai dal mio nonno paterno, un uomo molto devoto e saggio. Purtroppo, mio nonno, a causa della distanza che ci separava, lo vedevo raramente e sfortunatamente lui morì presto. Avevo 11 anni.
Anche se non frequentavo molto la chiesa ho sempre avuto timore e rispetto per tutto quello che la concerneva.Nel periodo di adolescenza cominciai a sentire bisogno di approfondimento delle poche conoscenze che avevo sulla fede, ma erroneamente, invece di andare alla liturgia e sentire le prediche che spiegavano i brani del Vangelo, iniziai a leggerlo da sola.Mi ritrovai , ovviamente, con tanti brani di difficile comprensione e il mio fervore e l’entusiasmo cominciarono a diminuire.
Al liceo, grazie a due professori, quello dell’arte e quello della storia, cominciai insieme ai miei compagni a conoscere la vera storia del mio paese(non quella che ci veniva insegnata nei libri comunisti) e mi resi conto che l’ortodossia fu e rimase per molti secoli “la pietra angolare” sia della vita comune che della cultura e tradizione,l’essenza immancabile ed il tesoro inestimabile di intere generazioni.
Ricordo con gioia che a scuola non vedevamo l’ora che iniziasse primavera perché sapevamo che in primavera avevano inizio le cosiddette “lezioni all’aperto” che in realtà erano le visite ai vari monasteri . C’era anche “l’imbarazzo” di scelta visto che la Serbia,per una grande grazia di Dio, ne abbonda. I più belli erano quelli più antichi, del Duecento e del Trecento. Purtroppo, nei numerosissimi monasteri del Kosovo,cuore della spiritualità serba, non si poteva andare per i motivi ben noti ai lettori, e questo lasciava un profondo senso di tristezza, come, del resto, tutto quello che in Yugoslavia negli anni novanta stava accadendo.
Il periodo degli studi a Belgrado fu disastroso per il mio cammino di fede. La cosa che adesso ritengo sconvolgente era che tra gli impegni universitari, la profonda crisi economica e le vicende personali emotive, lo spazio per la chiesa nella mia vita si ridusse fino al punto di scomparire. Nel profondo del mio cuore,però, si conservarono quella grande ammirazione, rispetto e timore che avevo nell’infanzia. Inoltre, quelle poche volte che entravo in qualche chiesa sorgeva dentro di me un’emozione singolare ed unica che,grazie a Dio,con il passare del tempo si è intensificata e che non trova luogo nelle parole e perciò non tento neanche di descriverla.
Il mio primo soggiorno in Italia (’96-’97) mi lasciò un po’ delusa. Speravo di trovare persone molto devote e con animo profondo, vista la grandiosa arte e la cultura italiana.Fui costretta,invece, ad accettare l’incontro con una realtà di vita e dei valori ben diversi rispetto alle mie aspettative.
Il paese,al contrario, lo trovai ancor più bello di quanto mi potevo immaginare. Non riuscivo, comunque, a sfuggire quella malinconia tremenda della Serbia, per quanto Stefano si sforzasse di aiutarmi. Così per la Pasqua del ‘97 decisi di cercare una chiesa ortodossa a Milano. Mi dissero che in via Gregorio, tra l’altro poco distante dalla casa dove abitavo, c’era una chiesa ucraina. Tutta felice mi recai verso quella chiesa. Partecipai alla liturgia, ma non so per qual motivo non provai la solita gioia che mi pervade durante le funzioni. Ebbi una sensazione strana, forse anche per il fatto che non ero mai entrata in una chiesa così buia. Comunque, rimasi intenzionata a partecipare ancora qualche volta, in ricorrenza delle festività ,ma un qualcosa dentro di me non me lo permise.
Un giorno, camminando nelle vie del centro con la mia amica Ivana, e passando accanto a una chiesa che alla prima vista mi sembrò insignificante, mi accorsi all’improvviso che la mia amica si avvicinò alla porta facendosi il segno della croce e posando un bacio sul pilastro destro (è un segno frequente di devozione dei credenti in Serbia prima di entrare in chiesa) Rimasi un po’ stupita,ma lei mi disse che quella era la chiesa ortodossa russa del Patriarcato di Mosca. Provammo ad entrare.La porta era chiusa. Provai ,comunque, una grande gioia perché Dio mi aveva fatto trovare così all’improvviso quello che cercavo. Poco dopo ,però, decisi di tornare in Serbia e quindi non ebbi più occasione di frequentare quella chiesa.
Il disegno di Dio, come spesso capita, fu diverso dai miei progetti. La mia tanto amata Serbia fu ancora una volta, nella sua spesso sciagurata storia umana, destinata a ferite gravi e profonde. Credo fermamente che stavolta fu la mano di Dio tesa per riportare molte “pecorelle smarrite” sulla retta via, tra cui anche la sottoscritta.
Una sera di marzo del 1999, che non sembrava molto diversa dalle altre, iniziò “l’aggressione “ NATO, americana” come la chiamarono i media del regime in Serbia. Noi tutti nutrivamo la speranza fino all’ultimo che non sarebbe successo il peggio , tanto era insensata ed inconcepibile alle nostre menti un’azione del genere.Ma quando dopo i suoni delle sirene d’allarme andò via la luce fu chiaro che il buon senso avesse perso la partita. Un’ora dopo si sentì quell’orrendo rumore dei bombardieri in alto nei cieli che fece tremare tutte le finestre e l’orizzonte dietro le colline davanti a casa mia si dipinse di rosso fuoco. Scoppiarono le detonazioni. Nel buio della notte senza le luci artificiali si stagliavano ancor di più le tracce dei missili che partivano nelle varie direzioni.
Terrore, paura, sconvolgimento, ansia, disperazione, violenza fuori e dentro. La mia reazione fu peggiore rispetto a quella dei miei cari. Io ne rimasi profondamente colpita. I primi giorni li passai senza bere ,mangiare e dormire. Fu un continuo rigetto della triste e cruda realtà. Mi sforzai di credere che fosse un incubo destinato a svanire nel nulla dopo il risveglio.
In questo stato d’animo poco invidiabile mi trovò il prete quando,come tutti gli anni, venne a compiere la benedizione pasquale dell’Acqua Santa . Era passato più di un mese dall’inizio dei bombardamenti (che tra l’altro non furono interrotti neanche il giorno di Pasqua).
Mi stupì molto la calma e la pace e quella tenerezza che padre Arangel(il mio parroco) emanava intorno.Rendendosi conto della mia situazione si fermò a parlare con noi più del solito.Mi chiese perché invece di stare a riflettere inutilmente sulle cose che non potevo cambiare non andassi a cercare il rimedio nel luogo giusto.Disse che la forza delle preghiere è sempre stata straordinaria anche nelle situazioni che sembrano prive di ogni speranza. Mi invitò a partecipare la domenica alla Santa Liturgia. Lo fece con tanta determinazione e con tanto amore che io decisi subito di dargli retta . Non vedevo l’ora che venisse la domenica.
Decisamente quella fu una delle Liturgie più significanti della mia vita. Avvenne un profondo cambiamento, una trasformazione dentro di me.Da quella domenica per me i bombardamenti furono finiti (anche se in realtà durarono ancora quasi 2 mesi). Scomparvero completamente dal mio cuore la paura, l’ansia, il terrore, la irrequietezza. Fu come una rinascita di tutto il mio essere, una liberazione ed una gioia infinita. Da quella domenica la Liturgia diventò un rimedio a tutti i miei dolori e a tutte le mie debolezze. Un tesoro inestimabile, ineffabile ed indispensabile che ho scoperto solo dopo 26 anni di vita,ma la Misericordia di Dio è veramente infinita e questo dono così grande fu solo l’inizio di molti altri beni che ricevetti più tardi.
Finiti i bombardamenti, venne a trovarmi in Serbia Stefano , il mio fidanzato italiano.Era molto cambiato ed erano ben visibili in lui i segni della sofferenza vissuta nei tre mesi dell’aggressione americana. Lui , però, non immaginava neanche che nel frattempo ,grazie a Dio, io avessi compiuto un primo piccolo passo, insicuro, sull’arduo sentiero della Salvezza. Glielo rivelai con grande entusiasmo e gioia. Nel suo cuore, di un “cattolico spento”(come lui stesso disse più tardi) le mie parole,purtroppo, non ebbero molto eco. Rimasi un po’ triste ,ma la speranza che quella scintilla di fede nel suo cuore non si fosse completamente spenta non mi abbandonò mai .Sentivo dentro di me,anche perché io stessa ho ricevuto una grandissima grazia inaspettata, che l’amore del nostro Padre celeste per ogni sua creatura , era sempre presente. Poco dopo ne ricevetti la conferma.
Al ritorno dalla costa montenegrina , dove eravamo andati in vacanza, decidemmo di fare la strada nell’entro terra e di compiere un pellegrinaggio al monastero di Cetinje venerando le spoglie di San Petar Cetinjski e al monastero di San Vasilije di Ostrog noto in tutta la Yugoslavia, ed anche fuori dei suoi confini,per la grande ed incessante moltitudine dei miracoli che avvengono presso le spoglie del Santo.
Al monastero di Cetinje ci accolse padre Isak( Isacco),un monaco molto giovane e ci portò prima nel museo monastico , rispondendo gentilmente alle nostre numerose domande riguardanti tantissimi oggetti sacri, libri antichi (tra cui Il Vangelo ,trascritto sull’ordine di principe Miroslav, nel IX secolo che rappresenta il primo libro scritto in Serbia; poi il primo manoscritto stampato in Europa risalente al 1493 ecc.), corone degli arcivescovi , vescovi e sovrani medioevali, vesti sacre.
Fu ,però, il viso di padre Isak che si incise nelle menti e nei cuori di noi due “pecorelle smarrite” , più di tutto il tesoro monastico. I suoi occhi irradiavano dolcezza ,purezza e pace interiore.Sembravano quasi gli occhi di un bambino. Allo stesso tempo lo sguardo era forte e determinato. Avevo l’impressione che il mio mondo interiore si aprisse con tanta esultanza a questo sguardo.Padre Isak emanava da tutta la sua persona un qualcosa che non oso descrivere per paura di non trovare le parole giuste.Era un insieme di tenerezza, sincerità, semplicità e un amore che superava qualsiasi definizione e in cui venivamo avvolti tutti noi che gli stavamo attorno,inclusi i due turisti, un francese ed una giapponese che all’inizio sembravano capitati per caso. Pensai :”Si diventa così, vivendo secondo il Vangelo? Come sono abbondanti i doni che il Signore ci concede se lo seguiamo.” Ad un certo punto padre Isak aprì il suo libro di preghiere dove teneva alcune piccole immagini della Santissima Vergine con l’intenzione di regalarcele. Prima che lo chiudesse,io che ero più vicina a lui,scorsi un’altra bellissima immagine della Madre di Dio che prima non avevo mai visto.Me la fece vedere meglio. Prendendola in mano scoppiai a piangere. Padre Isak decise di regalarmela pur essendo essa un caro regalo personale per lui.Il suo gesto mi fece commuovere ancor di più. Dopo mi spiegò che l’originale dell’icona era custodito a Mosca e che era una delle prime immagini della Santissima Vergine dipinta dalla mano di San Luca Apostolo ed Evangelista, nota con nome “Vladimirskaja”. In quel momento non avrei mai pensato che solo tre anni dopo sarei potuta andare a Mosca a pregarla.
Guardando Stefano notai con molta gioia che il grande cuore del mio piccolo “cattolico spento” si stava riaccendendo. E non era finita qui.
Dopo la visita del museo passammo in chiesa sempre guidati dal nostro caro padre Isak. La chiesa era un piccolo gioiello,tutta affrescata. A destra dell’ altare scorgemmo la teca con le sante spoglie di San Petar Cetinjski. Ci avvicinammo molto emozionati,ma con nostro grande stupore, padre Isak ,fece una cosa molto insolita, si mise ad aprire la teca. Appena tolto il coperchio, in tutta la chiesa cominciò a propagarsi un profumo intenso ed indefinibile.Non avevo mai sentito da nessun’altra parte una fragranza che potesse minimamente assomigliare a quella che proveniva dalla teca. Ad un tratto mi sentiì molto indegna di avvicinarmi .Padre Isak vedendomi esitante mi incoraggiò con suo sguardo colmo di fede e devozione pronunciando una frase che per me fu come un fulmine a ciel sereno e della quale riuscii a comprendere chiaramente solo l’ultima parte : “……..la mano destra di San Giovanni Battista e un frammento della Santissima Croce”. Cominciai a tremare dall’emozione. Sentii tremare tutto il mio corpo mentre mi segnavo, facevo gli inchini e ringraziavo Dio per tanta grazia concessa a noi indegni. Il profumo divenne ancor più intenso. La mia mente si bloccò completamente e a mala pena riuscii a dire a Stefano che le altre due reliquie custodite nella stessa teca erano la mano destra di San Giovanni Battista e un frammento della Santissima Croce . Lo vidi molto incredulo e sospettoso come se si sforzasse di credere ai propri occhi,ma soprattutto capii che lui non riusciva a spiegarsi il perché di tanta grazia. Mi chiese dopo, fuori dal monastero, quello che probabilmente vi chiedete anche voi : “Ma è possibile che tu non sapevi che nel monastero fosse custodita la mano di San Giovanni Battista ???” Purtroppo, non lo sapevo,come del resto non sapevo che di fronte alle reliquie così importanti bisognava come minimo prostrarsi ed io di prostrazioni non ne feci neanche una e mi resi conto di non sapere molte altre cose. Ciò nonostante il nostro Padre Eterno nella sua infinita bontà volse ancora una volta il Suo Santissimo sguardo verso di noi peccatori e riaccese quell’amore per Lui, innato e perenne ,che tutti come sigillo portiamo dentro fin dal momento in cui ci creò.
Al ritorno dal Montenegro, dopo un’esperienza così straordinaria ed indimenticabile per tutti e due il nostro modo di vedere la vita cominciò a trasformarsi. Stefano mostrò subito un vivo interesse per l’ortodossia. Lo presentai al mio parroco ,padre Arangel che gli raccontò, in modo semplice , le differenze principali tra le due chiese. Stefano accolse con molta serenità le spiegazioni anche perché padre Arangel fece un’ottima impressone su di lui.
Decidemmo di tornare insieme in Italia. Siccome la Santa Liturgia,ormai, era diventata il nutrimento essenziale ed indispensabile della mia anima mi ricordai che a Milano c’era la Chiesa Russa Ortodossa del Patriarcato di Mosca. Era quella chiesa che due anni fa avevo scoperto passeggiando insieme alla mia amica Ivana nelle vie del centro,anche se poi non vi ero mai andata per le funzioni. Così Stefano ed io decidemmo di andare alla Santa Liturgia in quella chiesa. All’inizio per lui era molto difficile ,perché non capiva niente tranne i brani del Vangelo e gli Atti degli Apostoli che , per fortuna,venivano letti in italiano. Pian piano, grazie a Dio ed alla disponibilità e la grande pazienza di padre Dimitrij cominciammo a superare insieme molti ostacoli, ad imparare le preghiere e fare i digiuni.Dopo ogni volta che andavamo in Serbia notavo una “sete” di santità in Stefano.Mi continuava a chiedere di portarlo nei monasteri, e quando bisognava andare via vedevo nei suoi occhi che gli sarebbe piaciuto restare ancora per tanto tempo a parlare con i monaci o anche solo a guardarli.
Poi il 28 dicembre dell’2000, durante il periodo del grande digiuno di Natale, Stefano decise di fare il passo di ritorno alla fede originaria cristiana,quella degli apostoli, che del resto professò anche la Chiesa Occidentale Romana per più di mille anni. La cerimonia fu celebrata da padre Arangel in un monastero molto bello ed antico nelle vicinanze di casa mia,in Serbia. Per padrino ,scegliemmo il diacono Milan ,che insieme a sua moglie fu un altro grande dono di Dio nella nostra vita, e ci aiutò molto nel nostro cammino.
Il momento più solenne e luminoso della nostra vita fu decisamente il 25 aprile 2001,il giorno delle nostre nozze,a cui alcuni di voi ebbero occasione di partecipare.Quel giorno ci rendemmo conto per l’ennesima volta che la Misericordia del Signore era veramente inesauribile . La celebrazione delle nozze,a nostra sorpresa, fu compiuta da tre preti e dal nostro caro diacono Milan dalla Serbia che fece anche da testimone. Il Dio ci incoronò,ci unì e ci adornò per sempre e ci rese degni della Sua abbondante grazia, trasformando i due cuori in uno e le due vite in una sola santificandola , in Lui. Resterà così dentro di noi incancellabile ed immutabile quel giorno per sempre. Colgo l’occasione di ringraziare ancora una volta coloro tra di voi che hanno partecipato al momento più prezioso e gioioso della nostra esistenza.
Alla fine vorrei chiedere scusa ai lettori se per caso dovessero trovare parti poco chiare ed
Incomplete nel mio racconto. Chiedo scusa anche a tutti coloro che tutte le domeniche pazientemente sopportano le nostre stonature nel coro. Speriamo che i nostri figli, se il Signore per le preghiere della Sua Santissima Madre vorrà concederci la grazia di averli, saranno un po’ più portati per la musica di noi.In ogni caso siamo felicissimi che la Chiesa di San Sergio e Srefaino esiste e che, insieme a voi tutti, possiamo pregare, ringraziare e glorificare Dio ,la Santissima Vergine e tutti i santi. Inoltre speriamo di poter compiere ancora tanti passi (perché quelli che ho narrato sono solo i primi) sul cammino della fede e della salvezza aiutandoci a vicenda con voi e seguendo i preziosi consigli di chi da Dio ci è stato donato per farci da esempio e per illuminare la nostra strada ,spesso resa buia ed oscurata dalla moltitudine dei nostri peccati, del nostro caro padre Dimitrij.
Come ultima frase vi lascio ancora i meravigliosi versi del saggio Profeta e Salmista Davide
Salmo 9 ,verso 1 “ Io ti celebrerò, o Eterno,con tutto il mio cuore, narrerò tutte le tue meraviglie. 2 Gioirò e mi rallegrerò in te; canterò le lodi al tuo nome, o Altissimo.”
Dragana
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